Dalla seconda metà del 2022 si è cominciato a registrare un rallentamento nel mercato immobiliare che proseguirà anche nel 2023. Ma non si tratterà di una vera e propria crisi, perché l'abbattimento dei prezzi consentirà importanti possibilità di investimento e il mattone si confermerà bene rifugio contro l'inflazione.
Gli esperti del settore prevedono che il mattone si confermerà bene rifugio contro l’inflazione, in un mercato più equilibrato che tenderà a riallinearsi ai trend di crescita del 2019, con una buona domanda favorita da un appiattimento della curva dei prezzi.
Quale futuro per il mercato immobiliare?
Il probabile rallentamento temporaneo del prossimo biennio offrirà interessanti opportunità per investire nell’immobiliare. “Questo perché sarà un mercato leggermente calmierato con condizioni più favorevoli per chi dispone di liquidità o ha la possibilità di accedere al credito”.
Secondo i dati analizzati il 45% degli intervistati in Europa è più propenso ad acquistare un immobile rispetto a 12 mesi fa. Una percentuale che in Italia sale al 50%. Tra gli europei che stanno pensando di acquistare un immobile, uno su quattro (25%) sta valutando la possibilità di farlo in un Paese diverso dal proprio. E nella classifica delle mete più ricercate l’Italia si posiziona al 4° posto tra i luoghi più ambiti sia per trasferirsi, sia come investimento.
Inoltre, si delineano nuovi desideri tra i compratori, frutto sicuramente dello scenario in cui stiamo vivendo. Da un lato, i rincari energetici hanno reso più appealing gli immobili green con prestazioni efficienti e sostenibili. Dall’altro, lo smart working introdotto con la pandemia e diventato ormai strutturale, determina un interesse crescente per la connettività che deve essere garantita per rete fissa e mobile. “La ricerca di immobili con specifici requisiti sarà uno dei fattori che sosterrà le compravendite immobiliari, così come gli investitori esteri interessati al nostro Paese”.
Per quanto riguarda il 2023, ci sarà una contrazione delle transazioni di circa l’8/9% rispetto al 2022, ma con un numero di compravendite superiori al 2019. "La contrazione del mercato immobiliare implicherà ovviamente una leggera riduzione dell’erogato da parte delle banche. Nei primi sei mesi del 2023 i tassi, seppur aumentati, dovrebbero andare verso una stabilizzazione o, nella peggiore delle ipotesi, avere rialzi contenuti”.
In questi ultimi mesi, secondo le analisi, si sta registrando un ritorno al tasso fisso, che congela le condizioni allo status quo, probabilmente per rispondere anche a una necessità emotiva di chi accende un mutuo. “Affidarsi a un esperto del credito diventa sempre più importante per avere chiarezza in un contesto caratterizzato da cambi repentini”